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La nebbia

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Dovevi vedere come la nebbia, venendo dal largo, inghiottiva lentamente le acque. Non erano nuvole che, passando, macchiano con toni di azzurro o petrolio le onde chiare, mandandoti con il dolore nel passato dove tu stesso, sorpreso da una felicità inspiegabile, guardavi, con i piedi riscaldati dalla polvere, il loro gioco sopra le pianure, pensando che non desideri niente di più. Neanche un passo avanti. La nebbia inghiottiva il mare che, pressato, come dolorante, sembrava intorpidito.Piccole onde arrivarono con sforzo alla riva. Un andata-e-ritorno appena percettibile e indifferente. Ero lì e guardavo, con le lacrime negli occhi, il movimento delle foglie di palma. Mi addolorava l'immagine delle loro cime nascoste, le luci dei lampioni accesi, la strada vuota, le sedie dalle terrazze senza nessuno, il rumore di una foglia che rotola intermittente, il riso sporadico degli uomini dal bar, la mia appartenenza dubbia la sensazione che, sebbene le immagini passano attraverso di me, loro rimarranno lì, io andrò più avanti. E ho pensato che una parte di felicità passata coltiva il dolore che sento, in un modo inspiegabile adesso. Non è la mia idea, ma dico e credo che, in un giorno, quando le nuvole passeranno, macchiando le acque e io sarò lì, raccoglierò tutta la tristezza delle immagini passate. e come ho sofferto tanto, così mi rallegrerò. Dovevi vedere come trasalii… Dalla nebbia è emerso lentamente il corpo pesante di una nave che, scivolando come uno scarafaggio gigante, dentro il nulla di un sogno, tirava la notte...
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Emma Greceanu. “La nebbia.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/emma-greceanu/proza/14036516/la-nebbia

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