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Erano cavalli selvatici

nostalgie dell\'immigrato d\'oggi

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Mediu
Lacrime di cera colano dai tetti di queste baracche,
dove solo i cuori forti, di bronzo, rintoccano
pulsando il sangue, la vita rubata alla terra abbandonata.
Un sospiro mimetizzato fra il sibilo del vento,
il gemito di un bambino, il pianto di una madre
si innalzano fino alle croci appese ai muri come segnalibri,
cartelli stradali per non perdersi mai.
E nella solitudine dell’essere diverso – immigrato -
tutto diventa fangoso, ghiaccio e piombo, catrame e fuliggine,
mentre i secondi passano più in fretta sulle lande straniere.
Intanto la morte sorride beffarda rinchiusa dietro
il vetro di un orologio a sveglia,
segregata sotto il coperchio di una pentola posata sul fuoco,
esiliata tra livide lenzuola che sanno di sudore,
di fame, di nostalgia per il passato,
quando ci si rincorreva allegri sui prati verdi,
come cavalli selvatici alla conquista della libertà.
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loredana preda. “Erano cavalli selvatici.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/loredana-preda/poezie/1836469/erano-cavalli-selvatici

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