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AVVINGHIATA AL MIO GINOCCHIO PENSANTE

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Mediu
Mi schiacciasti il sonno.
Ieri.
Colpevole medusa
avvinghiata al mio ginocchio
pensante,
legata al mio dito
ghiandolare..
Ieri ti avevo lasciata sorridente
nell’anticamera delle memorie,
sature di dolori e pianti.
Tu, ipnotica giocoliera,
ti sei coricata
sul mio scarno osso,
nell’asciutta polpa celeste
del mio occhio sognante,
per rubarmi l’ala
che ti pettina nel cuore
la lunga chioma di capricci.
L’ansia di averti
mi provoca l’insonne
desiderio
di strapparti dal corpo
per portarti a volare
nella boccata d’aria che inspiro.
Ridi ora,
con la tua vocina tenera e sottile,
nel frammento
di una rubrica di ricordi,
dove scrissi il tuo numero di telefono.
Ora sbiadito.
Sebbene io voglia il cielo
come stazione di fermata
Dell’autobus dei sogni,
resto qui fermo a guardarlo passare,
incerto nella mia polpa informe
in continuo mutamento cellulare.
Oggi sarà meglio
che calzi i tuoi speroni ibridi
per cavalcare insieme
il gomito di luci
che versa in scia
la cometa imbrigliata
dal mio calzino bianco
e dalla tua linfa
agra.
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Jacqueline Cristina MIù. “AVVINGHIATA AL MIO GINOCCHIO PENSANTE.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/poezie/229905/avvinghiata-al-mio-ginocchio-pensante

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