Poezie
POETI E DEI
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Poeti e Dei
Canto con la penna intinta
Nel fiume purpureo,
Liete gioie di giovani ubriachi.
Scriverò gli anni che abbiam vissuto
Cantando amori sordi,
E come siano piaciuti ,
A quelli senza occhi come noi,
I quadri dipinti di parole.
Devoti e impotenti,
che il Dio Vino,
Ai piedi dell’Olimpo,
Ci chiese a pagamento
Non preghiere ma le nostre volontà
Perché noi tutti
Si voleva del pensier
Divin castello,
con stanze buie scordate dal destino,
scaldate dal ricordo
di una fiamma che portavamo dentro.
Così armati partivamo…..
Per conquistare il trono
E quello scettro ambito
Che noi poeti provetti
Alla lotta di parola,
bramavamo vincere nel nome della gloria.
Chi trionfando canterà
In virtù di somma poesia
La sua conquista avrà, eterna.
Io e gli altri cavalieri,
pronti a servir la penna
duellammo seduti intorno
al caldo fuco,
col sonno confinati in una stanza
che non volevamo aprire.
Poi venne il giorno.
Brindammo con l’ambrosia sanguigna
Il nuovo nato
E li dedicammo per
Il lieto evento
Ricche parole:
“Oh, luce chiara
fresca non ancora calda,
noi ti salutiamo.
tu sia più cara al mondo,
di noi quattro.
Lunga fortuna
possa lo sguardo avere
se nel tuo acerbo,
avrà nutrimento.”
La cupola splendente all’orizzonte
Ci scelse per cantare,
l’inno per onorare Apollo.
“In alto i calici, fratelli!”
uno di noi disse,
“A noi di gioie gloria,
al mondo il trofeo del pianto.
Oh,siano le donnacce
e gli ubriachi
i nostri Dei terreni,
siano i loro mali
le nostre meraviglie e
i nostri canti;
ci daranno un letto di spine
in cui partorire il dolore
che noi canzoneremo eternamente.”
La gioia è breve.
Non gode di poesia la sua storia.
Il dolore si,
il dolore appaga
con quella nobile sofferenza
che il cuore fa sentir più vivo
appena si sente ferito nel profondo.
Amici armatevi di una triste rima e sorridete al Fato.
Oh Follia, amica bella,
che mai mi perdesti
sulla lunga strada
o nei momenti di sconforto,
abbraccia le nostre teste ebre
e appaga i sogni disperati
di uomini con le menti in fiamme.
Le parole fan stagno
nella diga del cranio,
i vortici di macchie di inchiostro
hanno sepolto
l’innocente emozione con cui iniziammo.
Ora, drogati di alcool e di orgoglio
in piedi sulle vellutate sedie,
Noi,
qui a ricreare il mondo
coi spiriti sereni,
in questa stanza abitata
dalla prima luce;
Noi,
che riportammo del perduto paradiso l’ombra.
Tutto è in noi,
degno del divino,
gesto, spirito, parola.
Per un attimo sembrerà
che siam più puri e più grandi
noi nella Poesia santi,
più di quanto furon nella fede
non uniti alla vita ma alla morte ,
gli altri.
001.409
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