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gemiti di notturne

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Mediu
temeraria avanza Notte cavalcando l’ombra
attanagliate agli spasmi del vento le chimere torchiano urlando
l’Io
a capo chino controvento il vagabondo avanza
fendenti d’acqua consumano il fisico di terra stremato
non vinto il corpo dell’albero si piega al male
si trattengono le linfe tra le increspature calde
vedo con l’occhio dell’alma aperto su altre dimensioni
i segreti dell’equilibrio
l’ipostenia lascia al tetro vigore corona
pallidi di nebbie i fogli s’aprono dolci
al fiume d’inchiostro buttato coi lampi di genio
e quello squarcio nel cielo si veste della febbre convulsa del Poeta
l’immaginario tesse pendoni coi vortici per le danze delle gocce azzurre
le argentee dita sul cielo sono i ricordi dell’alma
gli aloni sul vetro della vita irrorano nell’iride certezze
souvenir di nuovi libri saggi
Notte avanza coi gemiti di tempesta
i rami disciolgono le foglie per libere danze
forse i loro sospiri s’odono nella natura vinta
il cuore iberna le speranze per un’altra estate
lingue come di rame i corpi delle fronde
trottole d’aria spazzano col triste blues del tempo
le polveri bagnate
morte s’avviluppa al sogno del volo
m’è il braccio un infinito arto di legno
un arco di violino ancor in cerca del suo spartito perfetto
la radice di carne attende confitta coi buoni nel fango
preghiera
si dissetano nel piovano stupore anche le Moire dell’Ade
case per il vento diventano i cuori legati alle gioie d’etere
ovunque possa trovare lo spirito quiete lì si rifugia
l’animo sente che gli è negato il sonno
si raccoglie la passione nella lava della vena ancora salva
l’infinito aspetta solo un altro passo
anche se per guarire dal dolore l’orizzonte delle nuvole grigie
dovrà imparare a leccarsi
le falle prima di stupire
Notte impavida intrusa nella mente
assetata dei riti pagani che offro al Dio d’Inchiostro
amazzone tenebrosa china sull’aritmia perpetua
sui muschi ventricolari del dentro
ecco il fibrillare di penna consumar carta per amore
silente il dardeggiare del lampo
spinge il corpo a vestire il manto del verbo
velati di paure i sensi
eppure scampato ai Titani adirati
resta al sicuro e celato al riverbero
il sogno
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Jacqueline Cristina MIù. “gemiti di notturne.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/poezie/1809328/gemiti-di-notturne

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