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TANGO

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Mediu
Venerdì.
Ultimo giorno del mese,
Ottobre soddisfatto di nebbie
inquina i miei pensieri di sole.
Accendo l\'ultima sigaretta
chiedendo un fuoco ai passanti,
il freddo colpisce nel corpo
coi pugni legnosi e pesanti.
Oggi tornerò prima
a suonare alla tua porta.
Di nuovo guarderai lo spioncino
in punta dei piedi
ferendo l\'attesa all\'estraneo che t\'ha ferita.
Concedimi un ballo,
supplicherò sottovoce.
Un tango.
Il pianerottolo in penombra
ascolterà il mio canto,
mentre la mano tesa sul tuo sguardo
ti porterà fuori,
nel mondo irreale del sentimento.
E\' Venerdì,
si avvicina Natale,
mi hai ucciso col tuo labbro rosso
coi fruscii eleganti delle tue mille gonne,
amore, troppo caste.
Tu mi dicevi
\"Va bene così, l\'amore deve saper aspettare.\"
Io morivo in liquidi sogni,
mentre tu continuavi a bruciare.
Posseduto mi concedo all\'inferno
di tutti i peccati pensati,
sono ignobile, colpevole e nudo,
ma tu resti il mio fiume Lete
il Purgatorio della mia carne in fiamme.
Aprirai presto. lo spero,
le tue lunghe code stizzose,
fino ad unirci in un tango e
fondere il nostro bollente sangue
sotto le tue mille gonne caste.
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Jacqueline Cristina MIù. “TANGO.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/poezie/1745026/tango

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