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Afrodite e Io

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Mediu
M\'aveva ucciso Afrodite
trapassandomi il cuore con l\'unghia,
un tuono rosso fiammante,
la cui falce orba apriva una larga ferita
ancor sanguinante.
Divenni impuro e fragile,
la costa palpitava nella sua assenza,
ero un defunto coi postumi umani
nella terrena sbiadita esistenza.
Il mondo siderale non era più immenso, ma
lo era Lei,
col suo infinito mistero,
nei miei occhi vuoti
unica fiamma.
Mi dominava coi morsi di desio,
col bruciore ch\'incalzava ,
nei pensieri assaliti
da grandi fantasie e da folli progetti.
Divoraci!
Protestavano le mie labbra,
con evidenti piaghe d\'arsura,
per la troppa attesa di gioie mai gustate.
Il destino mi colpì nel costato
dandole Ares come amante.
Lui meno ardente di me,
Lui il guerriero,
Lui nobile di sangue
seppe rubarmela, ma
il giorno più bello della mia sconfitta
sarà il momento in cui lei,
presa da monotonia,
richiamerà il suo schiavo dall\'ade,
coi rimorsi ed il tormento
per voler un amore vero seppur mortale.
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Jacqueline Cristina MIù. “Afrodite e Io.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/poezie/1744723/afrodite-e-io

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