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Il mendicante di Luce

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Spegni la luce e accendi gli occhi
sulla mia cecità mentale
vorrei fermarmi, ma non posso
smettere di mendicarti il brillare.
Potesse il sole lavare il peccato
la mia anima diverrebbe di latte
tu, saresti un amico non un amante
nel mio sangue bollente e orbo.
Son naufragato da un sogno
il lido era troppo lontano
giacevo sulla marea della tua spuma
confuso tra milioni di onde.
Vivo senza sapere se e quando,
troverò la sperata riva, quando
colerà dal mio pensiero, quest\'angoscia triste
nella liquida carne della memoria.
Effluvi azzurri fendono dentro,
le braccia torbide sembrano gelo,
tu odori sempre di menta e
i tuoi baci son catene di ferro.
Sei assente di carne,
ti amo col sogno ubriaco d\'attese infinite,
oh, illusione di scheletro d\'uomo
spacca la crudele prigione.
Accendi un attimo un pensiero,
dai tuoi lidi troppo lontani ,
le mie terre avanzeranno sul labbro,
dell\'amore in divenire mortale.
Fondiamo le carni per l\'ultima volta
bruciando le liquide forze
finché l\'artiglio dell\'orrida morte
spegnerà le nostre giovani torce.
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Jacqueline Cristina MIù. “Il mendicante di Luce.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/poezie/1744072/il-mendicante-di-luce

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