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Le stagioni umane

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Il mio dentro è un vuoto tale per cui ci può star solo la poesia. Il nero della vita non è un\'assoluto ed i passi tra noi non debbon esser sempre così incerti. Ho una falange amplificata all\'infinito, qualcosa dentro mi dice che è d\'inchiostro. Forse, eppure non è scontato, sono un\'artista, ma voi siete pregati a crederci un poco. Ho un banale credo nel dopo morte ed una certezza che quand\'è finita è finita. Le stagioni sono per un uomo, il più gran supplizio della storia. Lui dice:\"Che bello quest\'inverno, che bello il mondo in sboccio.\" , balle vi dico io, questa è una menzogna. L\'uomo detesta ciò che gli ricorda la sua fine. Il tic tac ad orolgeria prima dell\'impatto e gode poco del fiore assai sublime se poi anche il fiore resisterà sbocciando all\'infinito sulla sua tetra tomba. L\'odore della morte non piace a nessuno. I poeti appena ne tollerano l\'ombra perché il suo mistero affascina da sempre, il corpo che seduce dal putrido sedotto nel sottoterra storia al Verbo per altri eterno.
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Jacqueline Cristina MIù. “Le stagioni umane.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/jurnal/1746070/le-stagioni-umane

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