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Gli ospiti dei Cesari

_ sulla nuova Italia e sui popoli che la stanno ricostruendo_

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L’Italia è stata invasa e trasformata; qualcuno potrebbe pensare che i popoli nella storia delle immigrazioni fondessero così le loro conoscenze e le loro usanze. Il mondo latino si mescola così a quello arabo e a quello ortodosso, dando alla storia una visione diversa dall’egemonia collettiva a cui ci eravamo abituati in questi pochi decenni del XX sec. . Le tendenze politiche attuali si trasformano secondo le necessità e il credo dei nuovi cittadini. Nonostante ci vogliano minimo un altro paio di decenni, per trovare una vera stabilità e coscienza nazionalista; ricordando che attualmente gli immigranti in questo paese sono visti come dei barbari, i primi sintomi di internazionalità si vedono nella vita quotidiana. Il Parlamento è una entità lontana ed estranea, il governo è una sorta di cattivo spettro che incombe sul popolo; popolo già angustiato dalla lenta crescita economica e dal rincaro dei beni di prima necessità. Tra le più grandi comunità abbiamo quelle dei cinesi, dei romeni e delle popolazioni sudamericane. La visione quasi olfattiva di un sogno oltre i propri confini, hanno portato qui le genti e i loro familiari, come nei primi anni cinquanta l’emigrazione italiana arrivava negli Stati Uniti, a stabilirsi cercando di cementare la convinzione di una vita migliore. La storia cosa ne pensa? Ma la storia sta a guardare come una vecchia zitella, cercando di criticare queste avulsioni di popoli lontani dalle proprie terre. La gente critica solo per un difetto di identità, e sembra che per riconoscersi nazionalisti anche in Italia ci sia bisogno di un credo più unificato e non questa sorte di ostracismo che tratta lo straniero come un criminale di guerra. Per un essere umano la casa può essere ovunque, la collettività è una necessità prioritaria per la sopravvivenza della nostra specie, allora perché la storia si meraviglia di questa crescita apportata da persone così diverse eppure così uguali a noi? Nessuno capisce che da questa unione il nostro genere ne uscirà intellettualmente più attivo e più competitivo, fisicamente più bello e più forte. Il coraggio di affrontare gli esodi dei più poveri è poco ben visto ed è vanto solo dei pochi politici a caccia di voti virtuali. Il nuovo popolo che si va creando su terre di Cesari e del Sanctus, è barbaro quanto le prime vertebre della creazione della Cristianità. L’Italia è una culla così stretta a volte che la fede in Cristo non basta ad allargare per fare sentire sicuri tutti i figli. Basta poco, io credo, a vincere le teorie dei sociologi, a fare tacere le superstizioni e le malelingue; basta fare emergere lo spirito di fratellanza per tutti quelli che lavorano per rendere la nostra vita migliore; riconoscendo anche a coloro che sono di pelle e di religione diversa, la stessa appartenenza ad una giovane nazione e non a un vecchio paese che vive solo del ricordo della storia.
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Jacqueline Cristina MIù. “Gli ospiti dei Cesari.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/jacqueline-cristina-miu/articol/13918109/gli-ospiti-dei-cesari

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