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L\'attimo fuggente

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Poso spesso la testa fra le mani
A contemplare l’attimo fuggente;
Forse l’attimo dolente,
Forse l’attimo contemplativo
Della mia ars vivendi.
Cosa penso, forse tu ti chiedi,
Che immagini, che pensieri,
Passano e volano e si spaccano
In mille milioni di idee e di colori
Di speranze, sogni, e di sprofondi dolori?
Ah, ma che domande sciocche,
Che ridicole questioni,
Che maldestre indiscrezioni!
Saper non vale nulla nel regno dei pensieri:
L’immaginar è tutto –
Immaginare è creare,
Ma il creare è divino,
Il creare è continuo;
E la mano di un di un’immaginato dio
Traccia in me un creante io.
È un singolo attimo che dura all’infinito
E si scontra con l’inevitabile capir del relativo,
Che da dimensioni ai colori, e frequenze ai suoni;
Ma tutte queste sono solo mortali percezioni,
Fugaci istanti, disegnati dai sensi,
Che fuggono, e fuggono, un’istante alla volta,
E spariscono nell’altra sfera del genio infinito,
Come granelli di sabbia in una clessidra oscura.
E allora cos’è l’attimo fuggente?
È Il sentire, il vedere, il fare, l’accadere?
L’attimo fuggente è cibo per il niente.
L’attimo fuggente grida ed urla.
L’attimo fuggente non significa nulla.
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Andrea de Procionis. “L\'attimo fuggente.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/andrea-de-procionis-0030838/poezie/1822030/lattimo-fuggente

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