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ΜΕΜΕΝΤΟ ΜΟRΙ

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Per governare Roma, mangiando-ubbriacando sensa disturbo,
ho caricato le preoccupazioni ai miei legionari.
Naturalmente li condivido pubbliche terre e doni conquistati
(anche Io do qualcosa ai miei spiuni per stare bene).
“Non si governa con virtù e la croce” dice il corteo,
(ma dormo a occhi operti que qualcuno di loro ci assassina).
Quando al popolo.. alora ho imparato di narrarli
le favole per ingannarlo
Li offro pezzo di pane per sopravivere, ma molto spettacolo
Li incanto con parade, conlattimenti all’arena e feste.
Per dominare con usurpazione li offri questa ebbrezza.
Mi sono macchinato un grande maestria, trecce abili
e cosi adesso facchio riposare, sono tranquilla e sicuro
tra le ditte giocando il popolo e i legionari.
Roma non l’ho construita in un giorno. Come l’ho messa
a voi tutti, non basta una vita totale di distrugerla.
Cosi ho pensato pocofa, quando Vretos mi ha coltellato.
Risento il seno alla mia incoronazione di urlarmi nelli orecchii
memento mori, non dimenticare che mortò un giorno.
La salvezza dell’anima non costerebbe gran fea sostanza,
non ho realizzato nello specchio l’ ubbriaco me stesso,
ne la morte che ha trovato una sedia vuota al mio tavolo
e seduto mangiava e mi vestiva il costume per buttarmi nel fosso.
Alla mia fine, riesco a capire che
per demolire questa Roma basta un solo giorno
Traduzione : Froso Kapsosoderis
012.014
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Joseph Josephides. “ΜΕΜΕΝΤΟ ΜΟRΙ.” Atelier, Poezie.ro, https://poezie.ro/atelier/joseph-josephides/poezie/237110/memento-mori

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